Nel mare di San Vito Lo Capo avviata una ricerca di reperti di scontri navali della seconda guerra mondiale

Il mare di San Vito Lo Capo non è solo un’attrazione per i bagnanti ma è divento motivo per una missione ricerca sulla «Battaglia dei convogli». Proprio in questi giorni, infatti, ha preso il via nel mare compreso fra San Vito Lo Capo e Trapani una missione di esperti guidata dalla Soprintendenza del Mare che si avvale dell’imbarcazione «Gran Llopis».

 

La strumentazione a bordo della «Gran Llopis» servirà a localizzare i convogli carichi di armi e truppe che dall’Italia, durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, erano dirette nel Nordafrica e che la Royal navy inglese affondò con i suoi sommergibili. «Siamo entusiasti – afferma il soprintendente del Mare Sebastiano Tusa – di questa ricerca in quanto ci dà la possibilità di identificare relitti di importanza storica.

Siamo contenti anche del fatto che sia un privato ad avere messo a nostra disposizione competenze e strumentazioni per questo tipo di ricerca da effettuarsi in acque alquanto profonde. Noi, infatti, con i nostri ridotti budget, non avremmo potuto organizzarla». I natanti bellici risalenti alla Seconda guerra mondiale saranno cercati nelle acque antistanti sia la punta di San Vito Lo Capo sia la sua frazione Macari oltre che vicino allo scoglio Porcelli, antistante Trapani, dove dovrebbe trovarsi un dragamine. «Segnalazioni di avvistamenti di questi convogli ce ne arrivano da tempo – conclude Tusa -, ma in tutti i casi si è trattato di comunicazioni molto vaghe. Adesso con questa ricerca avremo la possibilità di svolgere reali accertamenti». La ricerca si protrarrà all’incirca per un mese e mezzo. Questa nuova campagna di ricerche archeologiche subacquee fra San Vito Lo Capo e Trapani conferma ancora una volta che il mare del trapanese custodisce ancora molti tesori, tanti conosciuti e già recuperati e altri meno noti. Soltanto per citarne alcuni, testimonianze della battaglia finale della I guerra punica, risalente al 10 marzo del 241 avanti Cristo, sono state trovate nel mare antistante le Egadi; resti fossilizzati di elefanti sono stati catalogati nelle acque antistanti Torretta Granitola; reperti di varie epoche, tra cui oltre 3mila monete bronzee del III secolo avanti Cristo, sono stati recuperate dal mare di Pantelleria; un relitto di nave romana del IV secolo è stato trovato davanti a Marausa, la nave punica è stata tirata su dal mare di Marsala e il Satiro Danzante conservato nel museo di Mazara del Vallo è stato pescato nel canale di Sicilia dall’equipaggio del peschereccio mazarese «Capitan Ciccio», il cui capitano era Francesco Adragna. Insomma, non soltanto il sottosuolo, ma anche il mare trapanese si rivela una ricchezza inestimabile di testimonianze utili a ricostruire la storia di un intero territorio.

Fonte La Sicilia

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